Art. 21-bis? Siamo proprio sicuri?

Ieri, nell’ambito dell’Internet Governance Italia, il prof. Rodotà ha presentato una proposta di riforma dell’art. 21 della Costituzione.

Faccio due premesse.

1) Stefano Rodotà è il mio modello ideale di giurista. Ha anticipato di trent’anni quello che sarebbe successo. Provate a leggere “II terribile diritto” o “Il problema della responsabilità civile” (io l’ho letto credo 6-7 volte e, durante il dottorato, riuscivo a citarne a memoria interi brani…il miglior libro degli anni sessanta sulla r.c. insieme a quell’altro capolavoro visionario-giuridico che è “Rischio e responsabilità oggettiva”. Entrambi i libri sono citati nella nota 1 dell’edizione italiana di quell’ulteriore caposaldodel pensiero giuridico, che dovrebbe essere un passaggio obbligato per tutti gli studenti di giurisprudenza, che è “The costs of accidents” di Guido Calabresi). Insomma, Rodotà è il mio mito assoluto: essendo un adolescente vecchio, è anche uno dei miei “like” su Facebook, insieme a personaggi del calibro di Remo Remotti, Mario Brega, Lavezzi e – l’oramai compianto – Enrico Pallazzo.

2) Non ero presente all’IGF, quindi so solo quello che ho letto sui giornali e sui siti. A proposito di siti e blog: perché i giornalisti non fanno i giornalisti; gli imprenditori, gli imprenditori; i panettieri, i panettieri, e così via discorrendo? Perché quando si parla di diritto ed internet tutti si sentono legittimati ad esprimere opinioni? Tanto di cappello, allora, a Stefano Quintarelli, che si è limitato a scrivere: “non sono un costituzionalista e non posso fare altro che fidarmi del prof. Rodotà che avrà certamente valutato che la formulazione attuale della costituzione non sia sufficiente. certo fa piacere vedere attenzione positiva ad internet, soprattutto da parte di questo ragazzino 77enne…”.

Il testo della proposta è il seguente: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Alcuni hanno aderito alla proposta, altri l’hanno criticata. Assolutamente insignificanti i commenti dal mondo politico, che hanno tirato in ballo il software libero, il decreto Pisanu e altre cose che c’entrano, a mio modesto avviso, ben poco. Signori, stiamo parlando della Costituzione, non di un decreto ministeriale!

Neanche io sono un costituzionalista, ma la proposta mi lascia perplesso.

Sono sicuramente contrario all’introduzione di un articolo –bis all’interno di una Carta costituzionale; l’idea del –bis, lo dico onestamente, mi fa accapponare la pelle.

Al più, come da tempo sostiene la dottrina più attenta (penso, per tutti, a Zeno-Zencovich e ad un suo bel pamphlet, che un tempo facevo leggere ai miei studenti come parte speciale), dovremmo ragionare sulla riformulazione dell’art. 21 cost.

Un articolo vecchio, pensato in un’epoca e per un’epoca diversa: basti pensare alla norma sul sequestro degli stampati o sulla censura, che risentono indiscutibilmente del contesto storico e costituiscono una reazione alle distorsioni del regime fascista.

Insomma, non aggiungiamo nulla all’art. 21, ma cambiamolo. Ne avrebbe bisogno, ne avremmo bisogno.

Ricordo che un paio di anni fa, Rodotà, in un bellissimo seminario molto intimo (eravamo una trentina di persone), invitò ad una nuova lettura del comma 2 dell’art. 42 cost., dove si afferma “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Il maestro Rodotà aveva esortato i presenti a ragionare sulla necessità di rendere accessibile a tutti la proprietà, in tutte le sue sfaccettature, che dovrebbe abbracciare non solo la proprietà terriera (che era nella mente del Costituente del 1947), ma anche la proprietà intellettuale, i brevetti, internet e così via discorrendo.

Insomma, sanciamo pure il diritto di accesso e proviamo ad abolire – anche costituzionalmente – il digital divide, ma facciamo attenzione a non imbrigliare internet.

Bisogna affermare principi che governano la comunicazione e l’informazione, non disciplinare costituzionalmente i mezzi di comunicazione (come nel primo emendamento della Costituzione americana). Il rischio, a mio avviso, è che tra cinquant’anni si possano incontrare gli stessi dubbi che oggi avvolgono l’art. 21.

Consigli di lettura: in una città sommersa dalla neve, ho iniziato a leggere La vita oscena di Aldo Nove. Durissimo e bellissimo, e Nove è uno scrittore eccezionale.

About gmriccio

Professor of Comparative Law. Lecturer of Copyright and Media Law. Of counsel at www.mazzetti-rossi.it
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4 Responses to Art. 21-bis? Siamo proprio sicuri?

  1. db says:

    Concordo con questa lettura, in linea di principio.

    Personalmente (ne ho parlato anch’io) credo solo che per questo tema in particolare non sia necessario entrare in un ambito costituzionale, ne sarei convinto anche se l’infrastruttura (la rete italiana) fosse nella disponibilità dello Stato (e non lo è): a tutti noi é garantito accedere alla rete stradale, ma la Costituzione non ne parla in modo specifico. Strade e autostrade della comunicazione potrebbero seguire, con criteri adeguati, la stessa logica. Ma prima è necessario fare un passo in avanti, oltre al riconoscimento dell’accesso alla rete come diritto. Perché quel diritto già esiste.

    Abbiamo “solo” un problema, un vincolo: lo Stato non può legiferare costituzionalmente sull’asset di un privato, ma ha organismi e dipartimenti che possono regolamentarne l’utilizzo e promuoverne lo sviluppo e l’evoluzione, vigilando sul rispetto delle regole. E’ l’impegno ad assolvere questo compito, ciò che noi dovremmo chiedere.

  2. Pingback: Art. 21-bis? | Copyright & Internet | L'altraitalia - Ultime notizie, del giorno, cronaca, italiani all'estero, ansa - L'altraitalia

  3. gmriccio says:

    Caro Dario,
    grazie per l’interessante commento.
    D’accordo su tutto, ma siamo proprio sicuri che tutto questo debba assurgere al rango di diritto costituzionale?

  4. Pingback: Possiamo toccare tutto per Internet anche la Costituzione | Sotto Un Cielo di Bit

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