TGIF

TGIF, grazie a Dio è venerdì. Lavorerò anche nel week end, scontando un lunedì e un martedì di quasi vacanza. E poi Dio non esiste più. Non so se sia mai esistito, ma so che non esiste più. Sostituito, oramai, dall’insoddisfazione perenne, dalla voglia di guadagni. C’è una cosa bellissima che dice il nonno di Charlie – il bambino del film di Willie Wonka – al nipotino che non vuole utilizzare il soldo che gli è stato regalato per comprare un’altra tavoletta di cioccolato: nel mondo ci sono tanti soldi, stampati gli uni uguali agli altri. Charlie, accattati la tavoletta di cioccolato, sogna e non pensare ai soldi. Rassegnatevi: i soldi non servono a nulla. Forse garantiscono tranquillità, ma accrescono i desideri e i desideri fanno perdere la tranquillità e portano con sé la necessità di nuovi soldi. Dio non esiste più, sostituito dal nulla assoluto.

Basta con i sermoni, parliamo di un po’ di cose fatte.

Ieri mattina sono stato ad un incontro con Matt Sucherman, deputy general counsel di Google. Interessante, pur nella sua genericità. Però molti complimenti – e ringraziamenti per avermi invitato – ad Alberto Mingardi ed alla Fondazione Bruno Leoni, che organizza tante e belle cose.

Ieri pomeriggio ho preso un caffè (lui, un the io) con Peter Kruger. Peter è l’ex amministratore delegato di Terra ed ha creato su Facebook un gruppo molto interessante che si chiama “internettari” e che raccoglie persone che lavorano nel mondo di internet (o che si occupano di esso). Abbiamo chiacchierato un po’ delle nostre rispettive esperienze professionali e della necessità di fare qualcosa per questo Paese. Di quanto investire in internet potrebbe portare a questo fetido Paese. Sia chiaro: non si tratta solo (e tanto) di chiedere soldi allo Stato. Anzi, a mio avviso, occorre uscire dalla spirale della necessità di chiedere finanziamenti sempre e comunque. Al contrario, servono idee e principi. Principi (pochi), idee (tante) che partano dal basso, dalle persone che lavorano in questo settore.

Certo, serve uno sforzo notevole e superare gli steccati. Troppe persone che lavorano in questo ambito si sono autoeletti guru. Loro sanno tutto – economia, diritto, sociologia, il loro sapere è infinito – e accettano mal volentieri di dialogare. Pessimo punto di partenza: non servono santoni, rompipalle che ci insegnano da quanti anni lavorano in internet.

Io sono stato il primo a scrivere in Italia (e, per quanto ne so, in Europa) un libro sulle responsabilità giuridiche in internet. Ma non mi reputo un onnisciente e tanto meno un guru. L’ho fatto per primo, ma forse chi è venuto dopo lo ha fatto meglio. Ho esperienza e conosco un po’ questo mondo, ma mi guardo bene da dare lezioni. Al massimo suggerimenti, al massimo proposte.

Quindi, con Peter si è discusso di questo. Creare un nucleo di persone che vogliano dare una scossa, dire qualcosa di innovativo, di rottura.

Peter, provocatoriamente, mi diceva: voi giuristi dovreste battervi perché non si applichino alcuni regole agli start-uppers. Proposta provocatoria, ma interessante. E c’è un esempio interessante. Linnea Passaler ha creato un sito – che riprende alcune idee già sviluppate all’estero – che si chiama Pazienti.org. Lo scopo del sito è quello di raccogliere feedback (positivi, ma soprattutto negativi) su ospedali e istituti di cura italiani. Insieme con Guido Scorza le sto dando una mano a risolvere i tanti (troppi?) problemi giuridici. Linnea è brava e determinata e andrà avanti comunque. Ma bisogna fare attenzione a che le regole giuridiche non blocchino l’innovazione.

In questo senso, complimenti all’AGCom che – nella scia inevitabile del decreto Romani – ha dettato una serie di regole decisamente penalizzanti per le web-tv. Spero di riuscire ad organizzare un seminario a Salerno sulle web-tv nei prossimi mesi, speriamo di capirci qualcosa in più.

Poi c’è questa orrenda bozza di regolamento – sempre AGCom – di cui hanno parlato Guido e Alessandro Longo su Wired. Io attendo a commentarla, perché mi sembra che, talvolta, i commenti istantanei facciano molta confusione. Non sono un giornalista, non è mia intenzione diventarlo.

Consigli di lettura. Ho visto un manuale (l’ennesimo?) di diritto della comunicazione. Non mi è piaciuto. Scritto da una pubblicista, cita solo i pubblicisti. Quando finirà in Italia quest’assurda logica di leggere solo i compagnelli del proprio settore disciplinare? Come molti sanno, il mio settore di origine (diritto privato comparato) è stato accorpato a pubblico comparato. Hurrà! Ne sono felicissimo, perché il confronto è arricchimento.

Poi un altro consiglio di lettura. Sto leggendo La trasformazione del diritto americano di Horwitz. Ne avevo letto alcune parti anni fa, quando avevo fatto il corso di diritto anglo-americano. Un’introduzione molto interessante per capire la dottrina americana (e anche l’introduzione al libro, di Maria Rosaria Ferrarese, merita). Consigliato davvero a tutti, anche ai giuristi fighetti, novelli Alberto Sordi del diritto moderno, che, su sei parole, ne mettono 3 in inglese, di cui in genere ignorano il significato.

About gmriccio

Professor of Comparative Law. Lecturer of Copyright and Media Law. Of counsel at www.mazzetti-rossi.it
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4 Responses to TGIF

  1. clap, clap, clap🙂

    Bellissimo post

  2. gmriccio says:

    grazie marco, anche se i miei non sono post, solo momenti di cazzeggio. per dirla alla guccini, “se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo” (vale anche la strofa precedente…quando dice “godo molto di più nell’ ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare”)😉

  3. …miii come sei pignolo! (cit.)🙂

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