La fine di Street View?

Il Garante per la privacy si è pronunciato
sulla liceità di Google Street View, ossia sulle macchinette di
Google che girano per le città – in Italia, come nel mondo –
riprendendo immagini di strade e palazzi. Ovviamente, nelle
riprese, vengono catturate anche persone, autovetture e tutto ciò
che, generalmente, si può incontrare per strada.

I volti delle persone sono resi irriconoscibili;
resta, però, riconoscibile tutto il resto. Immaginate che io abbia
un completo piuttosto particolare: nulla alla Elton John, niente
paillettes, ma qualcosa di facilmente riconoscibile. Per esempio,
io ho un vestito celeste così e generalmente lo abbino con una
camicia bianca e una cravatta di maglina rossa o con una blu.
L’abbinamento è standard e mia moglie lo conosce. Immaginate,
ancora, che la macchinetta di Google mi fotografi mentre sono al
bar accanto al mio studio e che, accanto a me, sia ritratta una
bella signorina, il cui volto non si vede, ma di cui si intuiscono
le belle forme. Immaginate ancora che mia moglie, che conosce i
miei abbinamenti, ma non le possibili donne che incontro al bar (e
con le quali non mi abbino, lo dico subito a scanso di equivoci) e
mi chieda chi sia la signorina in questione. Immaginate il mio
imbarazzo, non avendo io clienti particolarmente avvenenti (nessuna
se ne abbia a male, se pure lo pensassi, non lo ammetterei mai
pubblicamente).

È un esempio sciocco, ma rende
l’idea. Immaginate cosa accada a quel tipo, la cui macchina è
parcheggiata, guarda caso, proprio sotto l’abitazione di quella che
la moglie reputa essere la sua amante. Potrebbe essere un caso, ma
in genere le moglie (ed anche i mariti) non credono molto alle
bizzarrie del caso. Immaginate tutto questo. E immaginate le
conseguenze.

Il provvedimento del Garante sul
caso Street View era nell’aria, era qualcosa che tutti ci
aspettavamo (io, per la verità, sapevo già che il Garante ci stava
lavorando e ne avevo parlato anche con alcuni amici di Google).
Peraltro, questo provvedimento segue un recentissimo provvedimento
dell’omonima autorità tedesca, che ha bacchettato non poco Mr. G.

Provvedimenti interessanti, perché pongono il
problema dei limiti nell’individuazione della nozione di dato
personale. Il D. Lgs. 196/2003 (meglio noto come Codice della
privacy) stabilisce che il dato personale è “qualunque informazione
relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione,
identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante
riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero
di identificazione personale”.

Del resto, la
nozione di dato personale era già stata ampliata – in maniera
eccessiva a giudizio di alcuni – facendovi rientrare, ad esempio,
l’indirizzo IP dei computer (nell’ormai celebre caso Peppermint) e
la targa di un’autovettura, in un provvedimento che aveva
interessato i clienti delle prostitute, le cui autovetture erano
riprese in alcuni servizi televisivi (anche qui, prova poi a
spiegare ad una moglie che ti eri fermato in quel posto isolato per
chiedere un’informazione e che l’unica persona che avevi incontrato
era quella signorina poco vestita…).

Potrebbe
però osservarsi che la giurisprudenza ha da sempre sostenuto che
riprendere una persona in un luogo pubblico sia lecito, salvo che
ciò costituisca un’offesa della sua reputazione (ricordo un
bellissimo caso degli anni ottanta, in cui la Cassazione decretò
l’illegittimità dell’utilizzo, in una sigla televisiva della
fotografia di un tifoso allo stadio, colto in un momento di grande
apprensione). Dicevo, la giurisprudenza ha sempre ritenuto che la
pubblicazione di immagini riprese in luoghi pubblici sia ammessa
(mi permetto di rinviare ad un mio vecchio articolo sugli MMS,
pubblicato nel 2002 o nel 2003 sul Corriere giuridico, per
ulteriori approfondimenti sul punto). Ed, infatti, in un passaggio
del provvedimento si legge che “non è necessario acquisire il
consenso degli interessati quando la ripresa fotografica avviene in
luogo pubblico, salve le limitazioni previste dalla legge, quali,
ad esempio, il divieto di diffusione di fotografie quando ciò
comporti pregiudizio all’onore, alla reputazione, al decoro della
persona ripresa”.

In realtà, il Garante non ha
detto che l’attività di Street View sia tout court illecita. Ha
stabilito esclusivamente che debbano essere fornite alcune
informazioni ai cittadini: ad esempio, in quali giorni passeranno
le auto di Google, in quali strade. Il Garante ammette altresì che
l’informativa non possa essere fornita singolarmente ad ogni
soggetto, ma stabilisce una serie di misure che devono essere
rispettate. Dovrà essere pubblicato sulla pagina di cronaca locale
di almeno due quotidiani, un avviso che informi sui luoghi in cui
circoleranno le vetture; la medesima informazione deve essere
fornita anche per mezzo della radio. Le Google cars, poi, dovranno
contenere “cartelli o adesivi ben visibili che indichino, in modo
inequivocabile, che si stanno acquisendo immagini fotografiche
istantanee oggetto di pubblicazione online
mediante il servizio Street
View.

Probabilmente, però,
il maggior problema per Google è un altro (forse passato un po’
sotto silenzio). Il Garante ritiene che alla fattispecie si
applichi la legge italiana, dal momento che il trattamento è
effettuato nel territorio italiano, in applicazione del secondo
comma dell’art. 5 del Codice privacy che stabilisce che “Il
presente codice si applica anche al trattamento di dati personali
effettuato da chiunque e’ stabilito nel territorio di un Paese non
appartenente all’Unione europea e impiega, per il trattamento,
strumenti situati nel territorio dello Stato anche diversi da
quelli elettronici”.

Per questo motivo, il
Garante ha chiesto a Google di “designare un proprio rappresentante
stabilito nel territorio dello Stato”. Quanto quest’obbligo
inciderà sul profilo dello stabilimento della società, che non
pochi problemi ha fatto sorgere in passato (anche nel caso
Vividown)?

Parliamo due minuti di me. È stata
respinta una mia application per un’università straniera,
application alla quale tenevo molto. Peccato, ma ci riproverò.
Altre grandi novità non ce ne sono. Sto concludendo un accordo con
un’università di Istanbul, che è una delle mie città preferite. E,
soprattutto, me ne sono stato buono buonino per un po’ a casa.
Bellissimo!

Un’ultima cosa. Devo fare gli auguri
ad una persona, che compie gli anni. Cifra tonda, auguri Diego!

About gmriccio

Professor of Comparative Law. Lecturer of Copyright and Media Law. Of counsel at www.mazzetti-rossi.it
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