Vi racconto una storia…

Pontecagnano è una cittadina alle porte di Salerno. Non si può dire che sia una ridente cittadina, perché è un groviglio di case, capannoni industriali, Carrefour, Lidl e, di tanto in tanto, terreni agricoli. Pontecagnano è uno dei posti in Italia con la maggiore percentuale di tumori. Tumori che colpiscono tutti, anziani e giovani, fumatori e non fumatori. Pontecagnano è la città più vicina all’inceneritore di Sardone.
La puzza dei materiali che bruciano la senti da lontano, da quel pezzo della Salerno-Reggio Calabria che costeggia questo paesone di quasi trentamila abitanti.

Succede che un giorno alcuni ragazzi, tutti under quaranta (quindi giovanissimi, per i parametri italici), si mettono insieme e creano un’associazione che si chiama “Pontecagnano capitale dei tumori”. Un’associazione che ha anche un sito internet, al momento chiuso per i motivi che capirete a breve. E un gruppo su Facebook, che da ieri sera non esiste più.

Un gruppo che aveva raccolto in pochissimi giorni migliaia di simpatizzanti, tanto da meritare l’interessamento della stampa locale. Un gruppo che, come il sito, era ben fatto, offriva informazioni sulle attività del gruppo e, soprattutto, notizie sull’inceneritore (notizie che troppo spesso non circolano nel mainstream).

Accade che Facebook chiude questo gruppo. Senza una spiegazione, senza una mail inviata agli amministratori. Lo chiude e basta, come si fa nelle peggiori dittature quando si chiude un giornale.

Eppure su Facebook potete dilettarvi nella ricerca di gruppi “particolari”. Io ne ho trovato uno che si chiama O SA MIR ME QEN SHQIPTAR (sottotitolo, che mi ha fatto intuire il topic del gruppo: fuck Greece and Serbia) sul cui wall svetta un recente commento dell’amministratore: “We are Ottoman! greek and serbian bitches! The Turks will come back and motherfucker!”. Come dire: un bell’invito all’integrazione e all’amore tra i popoli.

Questo gruppo resta, ma sparisce un gruppo che si oppone ad un inceneritore con toni garbati e che prova ad offrire informazioni ai cittadini. L’informazione dal basso, direbbe qualche guru di internet.

Sarebbe interessante capire quali sono i criteri che Facebook utilizza per chiudere i gruppi. Sarebbe interessante, non perché Facebook non sia libero di fare quello che vuole. È una società privata, gestisce un social network ed è liberissima di scegliere quali sono i contenuti che vuole veicolare e su quali, invece, vuole fare ostracismo.

Però sarebbe interessante capire. Capire quante segnalazioni occorre fare per chiudere un gruppo o il profilo di un utente (negli Stati Uniti c’è già stato un interessante caso giudiziario per chiusura di un profilo). Capire che tipo di segnalazioni portino a questo.

C’è un controllo sui contenuti di queste segnalazioni? Sicuramente non c’è un meccanismo di notice and take-down e sicuramente gli utenti o i gestori dei gruppi segnalati non hanno alcuna possibilità di esercitare un diritto di difesa. Certo, potrebbero scrivere a Facebook, ma si sentirebbero dire che hanno violato le policy d’uso. Potrebbero fare causa a Facebook, ma dovrebbero adire un tribunale statunitense (provate a controllare le condizioni d’uso…).

Sarebbe interessante saperlo perché quelli che, come me, da anni si battono per la neutralità della rete e per la libertà di internet, vorrebbero capire in cosa consiste effettivamente questa libertà. Anni fa ho scritto – ma sono stato uno dei tanti – che internet doveva essere protetta, perché attraverso internet si consentiva la piena partecipazione democratica e la diffusione di informazioni “scomode”, che non avrebbero trovato ospitalità altrove.

In fondo, ricordando Orwell, “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”. Valeva allora per la stampa, vale a maggior ragione oggi per internet.

Sicuri che Facebook consenta di dire alla gente – nel rispetto dei diritti di tutti –quello che alcuni non vorrebbero sentire (o, meglio, quello che alcuni vorrebbero non fosse detto)? Sicuri che quello che scrivevo dieci anni fa valga ancora oggi per Facebook?

About gmriccio

Professor of Comparative Law. Lecturer of Copyright and Media Law. Of counsel at www.mazzetti-rossi.it
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One Response to Vi racconto una storia…

  1. Antonio says:

    Grazie!

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