Io, Caterina e Google

Scrivo, come sempre perché troppo stanco per fare qualsiasi altra cosa (sì, proprio qualsiasi…). L’unica cosa che mi riesce è sentire una vecchia canzone del Blur (Sing, bellissima, era nella colonna sonora di Trainspotting, se ricordo bene…).

Prima di tutto alcune segnalazioni.

C’è un bando comunitario per la presentazione di progetti sulle energie rinnovabili. Ho già inserito un post su un paio di gruppi di Linkedin e via Twitter. Io ancora non so se parteciperò, perché sono un po’ preso da mille cose: se qualcuno fosse interessato (accademici, avvocati, ma anche persone provenienti da altri settori), può contattarmi a gmriccio@unisa.it

Il mio amico Cedric Manara mi ha segnalato che la Corte di Cassazione francese ha ritenuto incostituzionale la legge sui nomi di dominio. Ancora non ho letto la decisione, ma conto di farlo quanto prima. La trovate su Legalis.net o sul sito di Cedric.

Sulla rivista www.comparazionedirittocivile.it trovate la sentenza Telecinco in inglese (è pubblicata anche su questo blog, poi l’ho segnalata anche al direttore della rivista) e alcuni nuovi e interessanti nuovi articoli (guardata anche la sezione dell’Osservatorio sul diritto d’autore).

Oggi ho ricevuto il programma dei seminari che si terranno all’Oxford Intellectual Property Research Center (www.oiprc.ox.ac.uk), tra i quali uno di Jane Ginsburg e Sam Ricketson sul concetto di autore nell’era digitale. Se qualcuno passa di là, i seminari sono ad accesso libero.

Sto finalmente per ultimare la mia relazione al convegno organizzato a Roma 3 sulla responsabilità degli intermediari (alleluia!). Il prof. Zeno-Zencovich, che attende la relazione per pubblicarla su Diritto dell’informazione e dell’informatica (il n. 4, siete ancora in tempo a disdire l’abbonamento alla rivista…), mi ha chiesto di commentare una decisione molto interessante del TGI di Parigi sulla configurabilità della diffamazione nel caso di suggerimenti offerti da Google agli utenti durante la ricerca.

Le questioni erano essenzialmente tre.

La prima è oramai classica. Posso condannare Google France se il servizio è gestito interamente negli Stati Uniti? È un problema che è stato affrontato anche in Italia con Vividown (con una soluzione che non condivido molto, in verità). Per fortuna, i giudici parigini hanno affermato che Google France non ha poteri e che quindi, nei suoi confronti, non potesse essere pronunciata alcuna condanna.

Secondo problema. Il responsabile del servizio risponde quale direttore responsabile ai sensi della legge sulla stampa (la Loi sur la presse, alla quale si è ispirato il nostro legislatore per la legge 47/48)?

In Italia, come è noto ai più, c’è stata una decisione della Cassazione che ha negato questa possibilità. Sul punto si sono già ampiamente scannati alcuni amici e conoscenti che si occupa di diritto e nuove tecnologie, per cui non parlerò di questo (Marco Scialdone, Fulvio Sarzana, per citare solo quelli che ho letto, anche se le cose più interessanti le ha dette, come al solito, Guido Scorza). Il TGI parisienne, ad ogni modo, ha stabilito che si possa rispondere a titolo di responsabilità editoriale.

Il terzo è il vero problema. È un problema nuovo e per questo più interessante degli altri.

Google, come sapete, offre dei suggerimenti. Per esempio, se scrivete giovanni maria, Google vi suggerisce in automatico “Giovanni Maria Flick”. Al secondo posto, o forse al terzo, nei suggerimenti, trovate Giovanni Maria Riccio.

Il servizio funziona in maniera molto semplice. Si vede quante volte una determinata parola è stata cercata in un certo periodo e la si associa come suggerimento. Provo a fare un altro esempio: inserite il mio nome tra le virgolette e, come suggerimento, vi apparirà “unisa”, che è l’abbreviazione della mia università di appartenenza.

Ora, accade che un signore venga condannato per aver compiuto alcuni reati. Nel momento in cui si digita il suo nome, tra i suggerimenti compaiono alcune parole che rimandano agli illeciti compiuti (viol, sataniste, prison, violeur).

Una prima questione attiene, ovviamente, al diritto all’oblio. Anticipo il consiglio di lettura e vi ricordo che, qualche mese fa, è uscito in Italia un libro interessante “Delete. Il diritto all’oblio nell’era digitale”. Sull’argomento, peraltro, è stato pubblicato, sempre su Dir. inf., un saggio di Giusella Finocchiaro. Ma un altro riferimento scontato sono alcune opere di Stefano Rodotà (tra cui già il bellissimo Repertorio di fine secolo).

La seconda, secondo me più affascinante, riguarda i rapporti tra diritto e tecnica. È possibile invocare, come fa Google, la neutralità tecnica ed affermare: noi ci limitiamo a suggerire le parole in base alle ricerche compiute dagli utenti (ricerche, peraltro, limitate temporalmente, proprio per preservare il diritto all’oblio). Dall’altra parte, invece, si ribatte: è vero, però l’associazione che suggerite è diffamatorio.

Tralascio il problema dell’exceptio veritatis, che ancora non ho capito per quale motivo non sia stato tirato in ballo da Google.

Però un paio di profili mi paiono interessanti. Google prevede un meccanismo che consente di segnalare le associazioni considerate poco rispettose di onore e reputazione. Quindi, l’attore avrebbe potuto segnalare quest’associazione e Google l’avrebbe rimossa. Però, evidentemente, è più comodo scomodare l’autorità giudiziaria, che spedire una mail (Mediaset ne sa qualcosa…).

In secondo luogo, comanda l’uomo o la macchina? Mi ricorda il film con Alberto Sordi, che prendeva una donna-robot tuttofare. Solo che, alla fine, la donna si ribellava (chiara la morale del film: le donne, anche quando sono finte, rompono sempre i c….! Ve lo meritate Alberto Sordi, aveva ragione Moretti).

In un punto, la decisione si sofferma sulla possibilità di intervenire sulle ricerche: questo aspetto è confermato dal fatto che non sono previste associazioni in caso di pornografia, odio razziale, ecc.

Meccanismi questi che, però, presentano non pochi “buchi”. Provate a pensare ad un paio di persone perseguitate da dementi razzisti e ne avrete la conferma.

Ad ogni modo, non la tiro per le lunghe. Il TGI Parigi adotta una decisione che, al momento, non mi è ancora chiara. È una condanna per Google, in ogni caso. Una condanna molto salomonica: 5.000 euro ex art. 700 cpc, spese legali e ben un euro a titolo di risarcimento danno. Sì, avete letto bene. Un euro. Del resto, qualcuno lo ricorderà, anche una delle più famose decisioni italiane in materia di responsabilità civile si concluse con una condanna simbolica (il caso Meroni, per la cronaca).

Dicevo. Non è l’euro che preoccupa Google. Ma la possibilità che chiunque venga a contestare i meccanismi del suggerimento. Qual è l’alternativa? Sinceramente io ne vedo una sola: chiudere il servizio. E poi prendere a ceffoni il primo che si alzerà e dirà: certo che però il servizio di suggerimenti di Google era utile!

Vi abbandono, perso nei Primal Scream (Some velvet morning…sarebbe piaciuta ad una mia vecchia amica risucchiata dall’oblio…).

About gmriccio

Professor of Comparative Law. Lecturer of Copyright and Media Law. Of counsel at www.mazzetti-rossi.it
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3 Responses to Io, Caterina e Google

  1. Spataro says:

    Seguivo oggi la presentazione degli open graph di facebook e commentavo su twitter.com/iusondemand dicendo che certi temi giuridici mi suonavano come fossili. Non critico il prepaparto autore di questo blig, sia chiaro.

    Ma non è uno scontro tra macchina e uomo.

    È la visione social che cambia il mondo, e ha caratteri propri e nuovi.

    C’è da studiare per tutti. Mi raccomando, la presentazione di oggi è illuminante dei tren dei prossimi anni.

  2. grazia says:

    ciao giovanni! per caso sono arrivata a leggere questo post e ti ringrazio per la nuova prospettiva “giuridica” che mi hai offerto su google.
    sono una google addicted per vocazione e per lavoro e, mister big G, fornisce continuamente nuove sfide e dissertazioni..anche a voi insomma😉

    un saluto alla splendida salerno!

    grazia

  3. gmriccio says:

    @spataro: grazie per il commento. ovviamente scherzo quando dico che è uno scontro tra l’uomo e la macchina. però mi sembra che il problema sia capire quanto neutrale è la neutralità della rete. quanto allo studiare argomenti nuovi: la mia prima monografia – momento autocelebrativo – è del 2000. La prima in Europa su questa tematica. Studiare argomenti nuovi non mi ha mai spaventato troppo. Anche se ti confesso che i guru di internet mi stanno facendo venire a noia questa materia. Il prossimo libro sarà sui profili giuridici della transumanza, probabilmente.
    @grazia: grazie anche a te per il commento. fammi sapere via fb dove sei, che fai, ecc.

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