Per una volta, voglio parlar bene dei professori universitari. Forse non è molto corretto, dal momento che appartengo alla categoria (una regola non scritta ci insegna che chi appartiene alle categorie può parlarne male – pensate a Woody Allen con gli ebrei o a Eddie Murphy con i neri – spero valga anche il contrario).
Servirebbero più articoli “accademici” e meno post sui blog. So che molti storceranno il naso, ma ne sono fermamente convinto.
Nelle ultime due settimane ho corretto le bozze di due cosine che ho scritto. La prima è stata pubblicata sulla rivista del mio dipartimento e verrà ripubblicata in un libro edito da Giappichelli e curato da Alberto Gambino e Andrea Stazi. L’altra – di cui ho spedito le bozze la settimana scorsa – verrà pubblicata su Il diritto dell’informazione e dell’informatica di Giuffrè.
Non le cose migliori che ho scritto, forse. Ma rileggerle mi ha fatto riflettere sul livello delle opinioni che circolano sul diritto di internet (ammesso che esista…).
Opinioni per lo più scritte con la mano sinistra, senza citare alcuna fonte (salvo rarissime eccezioni). Eppure ci sarebbero tante cose da dire, magari con un minimo di rigore in più, provando a ragionare sui principi e non limitandosi a segnalare l’ultimissimissima sentenza del giudice di pace di Montesperso.
Quello che vorrei provare a dire è, in estrema sintesi, questo: perché non ritorniamo, qualche volta, a fare speculazioni, riflessioni, chiamatele come vi pare, ma serie? Qualcosa che vada al di là degli umori di panza del momento? Qualcosa che provi ad aggregare la decisione del GdP di Montesperso con quella della County Court di Lost Mountain. Questo forse avrebbe senso.
Ho visto che alcuni hanno ripreso quello che scrivevo qualche giorno fa sulla proposta di art. 21-bis e li ringrazio. Alcuni hanno detto che l’art. 21-bis è una cosa buona e giusta. Altri hanno detto che, invece, è una boiata.
Io mi colloco nel mezzo: penso che l’art. 21 cost. vada riformato, ma parlare di un bis in una carta costituzionale mi fa accapponare la pelle.
L’invito che ho fatto, e che ripeto, è però il seguente: parliamone. Ma seriamente. Senza post polemici, senza snocciolare il proprio curriculum ogni volta. Questo serve a poco e, sinceramente, al cospetto di quello che reputo il più grande giurista vivente, fa ridere.
Parliamone, senza partigianeria e senza risentimenti personali.
Smettiamola di fare i gurudistaminchia e proviamo a ragionare insieme sulla proposta di Rodotà, magari coinvolgendo anche i costituzionalisti, i comparatisti (qualcuno oltre a me…), gli operatori di internet.
Fate proposte, non veniteci a ricordare ogni volta da quanti anni scrivete sul “diritto di internet”. E magari ricordate che sono e resto il primo ad aver scritto un libro (anzi due) sulle responsabilità in internet. Tiè!
Ciao Giovanni, ti volevo segnalare la mia intervista a 5
giuristi e avvocati web 2.0 sul tema: Internet in Costituzione
serve davvero?
Link: http://www.downloadblog.it/post/13579/internet-in-costituzione-serve-davvero-ecco-lopinione-di-5-giuristi
Ciao, Marco Giacomello